San Pietro di Zuri, la chiesa che venne smontata e ricostruita

Nel 1923 la valle del Tirso viene sommersa, il borgo di Zuri ricostruito altrove e la piccola chiesa medievale di San Pietro smontata e rimontata pezzo per pezzo. Sotto le acque del lago Omodeo giacciono i resti del vecchio paese, ma anche i fossili di un'antica foresta pietrificata.

Nel 1923 la SIIE – Società Imprese Idrauliche ed Elettriche – aveva ultimato i lavori della diga sul Tirso che avrebbero portato alla creazione del più grande bacino artificiale d’Europa: il lago Omodeo.

Sorgeva però un problema: il piccolo borgo di Zuri si trovava su una piana a 88 metri sul livello del mare e l’acqua della diga sarebbe arrivata a 105 metri. Questo significava che Zuri sarebbe stato completamente sommerso dal bacino del Tirso.

E così fu: ma la legge prevedeva la ricostruzione dei centri abitati sommersi dall’acqua, dunque Zuri venne ricostruito su un altura non molto lontana. La stessa legge prevedeva anche la ricostruzione dei monumenti considerati di valore storico. E questo era il caso della chiesa di San Pietro di Zuri.

Clicca per ingrandire. La chiesa di Zuri prima e dopo. Foto: Comune di Ghilarza.

Oggi considerata una delle più interessanti testimonianze dell’architettura medievale nell’isola, questa piccola chiesa a navata unica, in stile romanico-lombardo, nella facciata riporta l’epigrafe con il nome dell’architetto – Anselmo da Como – e la data della consacrazione, il 1291.

Era evidente che, a differenza degli edifici del paese, la chiesa di San Pietro non si poteva semplicemente ricostruire. Era necessario un lavoro molto più complesso e delicato: andava smontata e rimontata pezzo per pezzo.

Il termine esatto è anastilosi. Una parola che fuori dal mondo dell’architettura e dell’archeologia non si sente molto spesso e che si riferisce alla tecnica di restauro con la quale si rimettono insieme, pezzo per pezzo, gli elementi originali di una costruzione distrutta. O, nel caso della chiesa di San Pietro di Zuri, una costruzione smontata, trasferita e rimontata.

I lavori, coordinati dall’architetto Carlo Aru, iniziarono nel marzo del 1923: ogni pietra venne numerata e trasportata nel nuovo sito in attesa della ricostruzione. Le operazioni di smontaggio andarono avanti per 28 giorni, piuttosto velocemente, considerata la difficoltà del lavoro, perché le condizioni del fiume costringevano a tempi brevi per accelerare il processo di riempimento del lago.

Tra i problemi che l’architetto Aru dovette affrontare uno, fondamentale, riguardava il rimontaggio, ovvero se ricostruire la struttura così com’era quando era stata smontata, oppure se ripristinare le forme di un tempo nel caso fossero state alterate nei secoli. (Su questo tema consigliamo questo interessante articolo.)

I lavori terminarono due anni dopo, nel luglio del 1925. Oggi la chiesa di San Pietro di Zuri è uno dei monumenti più interessanti dell’isola. Un po’ per quell’aspetto suggestivo dato dalle pietre rosse della trachite utilizzate per la costruzione – imperdibile soprattutto al tramonto – un po’ per la storia della chiesa strappata alle acque. Ma sono tante le caratteristiche che rendono la piccola chiesa di Zuri a suo modo unica.

Segnaliamo ad esempio i due fregi esterni: uno che ricorda la scena biblica di Daniele nella fossa dei leoni e un altro che raffigura una serie di figure che si tengono per mano. Quest’ultimo secondo alcuni è la più antica rappresentazione del ballo sardo, secondo altri rappresenta semplicemente dei pellegrini in cammino.

Ma oltre ai resti dell’antico borgo nel fondale dell’Omodeo giace anche una foresta pietrificata. Si tratta di fossili di piante risalenti a 25 milioni di anni fa, pietrificati in seguito a eruzioni vulcaniche, testimonianza di una fitta foresta di palmizi e baobab. Restarono così per millenni, coperti dalla coltre vulcanica, finchè anche la foresta, così come il borgo di Zuri, venne sommersa dalle acque del nuovo lago artificiale.

Negli anni molti tronchi furono saccheggiati e oggi una parte dei fossili si possono ammirare nel cortile della chiesa di Santa Maria Maddalena di Soddì, mentre altri si trovano nel Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Cagliari. Quando le acque dell’Omodeo si abbassano di qualche metro è possibile vedere spuntare qualche tronco sommerso. Con lo sbarramento del Tirso sparirono anche il nuraghe di Su Pranu e alcune domus de janas.

COME ARRIVARE A ZURI: Zuri si trova nella provincia di Oristano, per arrivarci dalla 131 svoltare all’uscita per Ghilarza verso Sorradile/Nughedu Santa Vittoria/Ardauli e seguire le indicazioni. Google Map

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