Dopo diversi anni di assenza, il Festival Dromos ha riportato sul palco di Tharros il virtuosismo di Stefano Bollani. Nato a Milano nel 1972 e fiorentino d’adozione, Bollani è un musicista dalla preparazione sconfinata, capace di unire una tecnica straordinaria a una creatività inesauribile. Qualità che lo hanno reso uno dei jazzisti italiani più apprezzati e conosciuti a livello internazionale.
Artista capace di attraversare con naturalezza generi musicali e pubblici diversi, Bollani trova nella formula del piano solo il terreno ideale per esprimere la propria libertà creativa. Ogni concerto è irripetibile: un autentico one man show che conduce il pubblico in un viaggio attraverso i tasti del pianoforte. Il repertorio nasce sul momento, si alimenta delle suggestioni dell’istante, accoglie le richieste più imprevedibili degli spettatori e spazia dalla musica classica al jazz, dalla canzone d’autore ai repertori più insoliti. Un grande gioco musicale nel quale improvvisazione, ascolto reciproco e complicità con il pubblico diventano la struttura portante dello spettacolo.
Proprio il caloroso rapporto instaurato con il pubblico di Tharros ha offerto all’artista lo spunto per ricordare quanto, per un musicista, sia fondamentale percepire le emozioni che arrivano dalla platea, perché sono proprio queste ad alimentare la sensibilità artistica e la creatività di ogni esibizione.
Sulle note di Cambale Twist, Bollani ha voluto rendere omaggio all’amico Benito Urgu, alternando musica e divertenti battute in lingua sarda che hanno richiamato il celebre umorismo dell’attore e cabarettista, suscitando sorrisi e lunghi applausi.
Non sono mancati i riferimenti al celebre programma radiofonico “Dottor Djembè”, trasmesso su Rai Radio 3 tra il 2006 e il 2012, ideato da Stefano Bollani e David Riondino e realizzato insieme a Mirko Guerrini. Una trasmissione diventata un vero e proprio cult, brillante e irriverente, capace di parodiare con intelligenza i programmi di musicologia e certa cultura “alta”.
Dal suo immaginario rifugio di Bora Bora, il fantomatico Dottor Djembè si collegava con la fittizia emittente “Borai Borai” per raccontare improbabili aneddoti e presentare fantasiosi documenti sonori dedicati ad artisti inesistenti o sconosciuti. Arricchito dalla musica eseguita dal vivo e dalla presenza di un ospite diverso in ogni puntata, il programma è rimasto nella memoria di tanti ascoltatori. Bollani ha voluto ricordarlo con affetto, dedicando un pensiero al grande amico David Riondino, recentemente scomparso.
Nel corso della serata l’artista ha parlato anche del suo più recente progetto discografico, “Tutta Vita Live”, pubblicato da Ponderosa Music Records e registrato dal vivo al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio dello scorso anno. L’album nasce da una residenza artistica che, per una settimana, ha riunito attorno a Bollani, in una dimora storica di Gorizia, alcuni dei più importanti protagonisti del jazz italiano, tra cui Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi e Roberto Gatto, insieme ai giovani talenti Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni.
Quell’intensa esperienza creativa è raccontata anche nel documentario “Tutta Vita”, diretto da Valentina Cenni e di prossima distribuzione nelle sale da Lucky Red. Presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film accompagna lo spettatore nella quotidianità di quei giorni fatti di musica, dialoghi, prove, improvvisazioni, giochi e condivisione, mostrando il momento esatto in cui l’ispirazione prende forma, la musica nasce e, infine, conquista il palcoscenico.
A Tharros, ancora una volta, Stefano Bollani ha dimostrato come il jazz possa essere libertà assoluta, ironia, emozione e dialogo continuo con il pubblico. Un concerto che Dromos ha saputo trasformare in un’esperienza unica, dove ogni nota è stata irripetibile e ogni sorriso parte integrante dello spettacolo.
Ph e testi © Bruno Atzori









