Tra gli appuntamenti più attesi del Festival Dromos, il concerto di Cory Henry con la sua band The Funk Apostles ha regalato al pubblico di Oristano una serata di grande musica e straordinaria partecipazione.
Considerato uno dei più grandi interpreti dell’organo Hammond B-3 e delle tastiere della sua generazione, compositore e performer di talento assoluto, Cory Henry ha costruito una cifra stilistica inconfondibile, nella quale soul, gospel, funk e R&B si fondono in un linguaggio musicale potente e originale. Il suo virtuosismo tecnico non è mai fine a sé stesso: ogni assolo, ogni improvvisazione, diventa un dialogo diretto con il pubblico, in un continuo equilibrio tra intensità espressiva e libertà creativa.
L’ultimo importante riconoscimento è arrivato con il Grammy Award per il Best Roots Gospel Album assegnato a “Church”, un lavoro profondamente autobiografico che affonda le proprie radici nella tradizione gospel con cui l’artista è cresciuto. Un disco capace di trasformare la memoria personale in un messaggio universale, accompagnato anche da un documentario che ne racconta la genesi artistica.
Originario di Brooklyn, Cory Henry ha conquistato la notorietà internazionale come componente degli Snarky Puppy, la formazione guidata da Michael League – anch’egli protagonista di questa edizione del Dromos – contribuendo in maniera determinante al successo del celebre collettivo jazz-fusion. Dal 2018 ha intrapreso una brillante carriera solista che lo ha consacrato tra i musicisti più influenti della scena contemporanea.
A Oristano è salito sul palco insieme ai suoi The Funk Apostles, una formazione affiatata con cui ogni concerto si trasforma in un’esperienza irripetibile, costruita sull’interazione tra i musicisti, sull’improvvisazione e su un groove trascinante. Al suo fianco Robert “Sput” Searight alla batteria, Randy Runyon alla chitarra, Nick Clarke al basso, Anthony Miller alle tastiere e le straordinarie voci di Brianna Turner e Taneka Duggan ai cori.
Nel corso della serata non sono mancati alcuni dei brani più amati del suo repertorio, come “Trade It All”, “Happy Days” e pagine tratte dall’album “Church”, eseguiti con arrangiamenti sempre diversi e impreziositi da lunghi momenti di improvvisazione che hanno messo in luce l’eccezionale intesa della band.
Ma il vero spettacolo è stato il coinvolgimento del pubblico. Fin dalle prime note l’energia sprigionata dal palco ha trasformato Piazza Duomo in una grande pista da ballo a cielo aperto: centinaia di persone hanno seguito il ritmo, battendo le mani, cantando e ballando per tutta la durata del concerto.
Il momento più emozionante è arrivato nel finale, quando Cory Henry ha deciso di abbattere ogni distanza tra artista e spettatori. È sceso dal palco, immergendosi tra la folla, continuando a cantare e suonare circondato da un pubblico entusiasta che lo ha accolto in un lungo e caloroso abbraccio. Un gesto spontaneo che ha suggellato una performance di altissimo livello artistico e umano, confermando come la grande musica riesca ancora a creare una profonda connessione tra chi la esegue e chi la vive.
Una serata destinata a rimanere tra i ricordi più intensi di questa edizione del Festival Dromos.










































