SAN SALVATORE – CORSA DEGLI SCALZI

Corsa degli scalzi

Cabras 6-7 settembre 2014

E’ l’alba, vesti bianche, linde, profumate di bucato, centinaia aspettano all’uscita dalla chiesa.

Ed eccolo il santo, “San Salvatore”

S’incamminano al passo delle fisarmoniche e delle launeddas.

Si copre il Santo, la bandiera si alza in alto, al grido “viva santu srabadori” parte la corsa sfrenata, il fiume bianco supera il ponte sul rio Tanui ed esce dal paese.

La terra arsa del Sinis, battuta da centinaia di piedi nudi, vede passare i suoi figli che mantengono parola di voto dato, al grido di “viva Santu Sabadori”

Il borgo di San Salvatore è lì che aspetta l’arrivo dei suoi devoti, solo e tranquillo tutto l’anno, si riempie, come per un miracolo che si ripete da secoli, per dar vita alla festa più vera e sentita dei Cabraresi.

La corsa degli scalzi si arresta all’ingresso del borgo, vesti non più bianche, polvere, sudore, piedi doloranti, ma la felicità sul volto di tutti.

La processione entra fra le minuscole case, con le piccole porte ad altezza degli avi, le ragazze, le mogli, gli amici tutti gli aspettano e per tutti dei garofani profumati. E’ festa tutto il giorno, fra canti, balli e preghiere, grigliate di muggini e bicchieri di vernaccia.

Arriva la sera, il popolo bianco si riunisce, riprendono il santo, custodito nell’antica chiesetta e via di corsa, ancora polvere, sudore e la bandiera alta nel cielo si staglia in controluce, il santo sorretto da due volontari corre veloce, ma tutti lo vogliono portare e a turni di 100 metri si arriva in paese, e il fiume bianco entra in un mare di gente colorata, migliaia di persone lì ad attendere ed acclamare. Si scopre il santo, la benedizione del parroco e tutti si abbracciano, fra polvere e sudore, il Santo è salvo, è rientrato in paese, il voto è compiuto. Torna nella chiesa di Santa Maria, dove i devoti rendono l’ultimo saluto per attendere un altro anno, altra festa.

“Altru annu menzu”

Bruno Atzori