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Bosa Beer Festival

BOSA BEER FEST 2017
BOSA BEER FEST 2017

E’ solo alla terza edizione del Bosa Beer Festtival e si è già conquistata la pole position degli eventi dedicati alla birra. Venticinque sono i birrifici artigianali presenti lungo le rive del Temo, in una cornice splendida in uno dei Borghi più belli d’Italia. Hanno partecipato all’evento anche venticinque fra ristoranti e street food che hanno proposto pietanze in abbinamento alle varie qualità di birra. La manifestazione è stata supportata oltre che dal Comune di Bosa, dalla Confartigianato Imprese Sardegna e dal Centro Cash Simply. Eravamo presenti con il camper dell’Associazione "Taste of Sardina"; per scoprire e promuove i prodotti agroalimentari e le eccellenze enogastronomiche, le aziende produttrici, la ricettività e la ristorazione di qualità ma che rispettino le tradizioni e il gusto di Sardegna. Nel visitare gli stand abbiamo potuto scoprire due birrifici, col cuore sardo, che producono birra con materie prime coltivate in Sardegna, essendo anche Aziende agricole produttori di orzo e luppolo, il Birrificio Lara di Tertenia e Marduk di Irgoli. Abbiamo anche abbinato anche il gusto amarognolo della birra artigianale con un dolce tipico sardo, la Seadas del pastificio artigianale “Andarinos” di Usini realizzato con una pasta sottilissima e con un abbondante ripieno. Da segnalare il birrificio Mediterraneo, con la birra aromatica alla Pompia e quelle del birrificio Mezzavia, produttore delle prime birre artigianali senza glutine, e il birrificio di Sedilo “Horo” per la sua birra dal gusto inconfondibile. Durante l’evento è stato presentato il libro dedicato a tutti i birrifici Sardi curato dall’Associazione Sommelier Sardegna AIS con la collaborazione dell’associazione Sardinia4all.      

Turismo del vino – Cantine “Su’entu”

La Cantina Su’entu ha aderito alla manifestazione Cantine Aperte in vendemmia 2016 manifestazione promossa da Movimento turismo del vino, si trova a pochi chilometri da Sanluri in località Nuraxi Pusceddu e si sviluppa per 50 ettari di cui 32 coltivati a vite. La zona, prevalentemente collinare, vanta una lunga tradizione di coltivazione della vite.

Il turismo enogastronomico si stà diffondendo sempre più in Sardegna e alcune cantine si sono strutturate per accogliere i tanti appassionati di questa formula di turismo che va alla scoperta  delle eccellenze dei gusti di Sardegna #tasteofsardinia #gustodisardegna.

CANTINE SU'ENTU   

La cantina Su’Entu ha dimostrato, durante  l’evento del 24 e 25 settembre di essere una meta ideale per poter degustare dei vini eccezionale accompagnati dai prodotti enogastronomici del territtorio. Una giornata davvero ben spesa quella passata a Su’entu, che dalla sua posizione in cima ad un colle si domina un panorama mozzafiato sulle colline della Marmilla, ricche dei vigneti da cui nascono i vini, BOVALE, VERMENTINO, AROMATICO, CANNONAU e MEDITERRANEO sotto l’attenta cura dell’enologo Piero Cella e magistralmente presentati e spiegati, nel corso della degustazione guidata da Andrea Balleri, Miglior Sommelier d’Italia 2013, Originario di Carrara, cresciuto nella Delegazione di Pistoia, Miglior Sommelier della Toscana 2009, Miglior Barman dell’anno Aibes 2009, semifinalista al concorso Miglior Sommelier del Mondo WSA 2013 e molto altro ancora. Le degustazioni sono state accompagnate dai piatti preparati dallo staff di “Casa Puddu” dello chef stellato Roberto Petza e dal pane del Panificio Porta di Gonnosfanadiga, dove i fratelli Porta, lavorano la semola come da tradizione con su frummentu, ossia il lievito naturale, composta da una microflora selvaggia che riproducendosi permette al pane di lievitare naturalmente e di avere le caratteristiche sensoriali che lo rendono unico come il suo profumo, il suo sapore, la croccantezza della crosta dorata e la morbidezza della candida mollica. Su frummentu, venendo rinnovato quotidianamente dal panettiere, rappresenta la storia di un panificio, l’anima del pane. Il panificio Porta, ad esempio, rinnova il proprio fromentu dal 1918, si può dire quindi che il pane moddizzosu racconti quasi 100 anni di storia. L’etimologia del nome deriva da su moddizzi,il lentischio, usato come combustibile per il forno sul quale veniva cotto il pane, inoltre la parola moddi in sardo significa morbido, e la parola moddizzosu sembra richiamare il masticare lentamente qualcosa di soffice. Oltre l’enogastronomia a Su’entu s’incontra l’arte con due mostre: – Mostra fotografica I CENTENARI a cura del fotografo Luigi Corda – Mostra di pittura: I COLORI DEL VINO dell’artista Alfredo Tanchis. La cantina Su’entu nasce da un sogno, la passione e la capacità imprenditoriale di Salvatore Pilloni. Il sogno di valorizzare i suggestivi terreni collinari che ogni giorno attiravano la sua attenzione e stimolavano la sua immaginazione. Terreni antichi, ricchi di storia e di tradizioni, ideali per la coltivazione della vite. Quel sogno oggi si chiama Su’entu e da il nome a tutti i vini. Questo perché si vuole ribadire lo stretto legame con il territorio e sottolineare che tutti i vini derivano esclusivamente dalla propria produzione viticola. I vini che sono il risultato di un lavoro di squadra. Una squadra composta da contadini, operai, dall’enologo e da chiunque presta la propria opera in cantina. Tante persone ma un unico obiettivo: produrre vini di alta qualità destinati a conquistare il palato e il cuore di chi ama il buon vino. Foto e testi di  © Bruno Atzori

“Cantine aperte” Il turismo del vino

Cantine Aperte, L’appuntamento più amato del Movimento Turismo del Vino, in programma sabato 28 e domenica 29 maggio da Nord a Sud dello Stivale. Dalle degustazioni alle visite in vigna, numerose saranno le iniziative che dalle Alpi all’Etna celebreranno il sodalizio tra vino e foto.

cantine_aperte.2016_sardegna

Cantine Aperte è l’evento enoturistico più importante in Italia. Dal 1993, l’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino aprono le loro porte al pubblico, favorendo un contatto diretto con gli appassionati di vino. Cantine Aperte è diventato nel tempo una filosofia, uno stile di viaggio e di scoperta dei territori del vino italiano, che vede, di anno in anno, sempre più turisti, curiosi ed enoappassionati avvicinarsi alle cantine, desiderosi di fare un’esperienza diversa dal comune. Oltre alla possibilità di assaggiare i vini e di acquistarli direttamente in azienda, è possibile entrare nelle cantine per scoprire i segreti della vinificazione e dell’affinamento. Protagonisti di Cantine Aperte sono giovani, comitive e coppie, che contribuiscono ad animare le innumerevoli iniziative di cultura gastronomica ed artistica che fioriscono attorno all’evento in tutto il Paese, su iniziativa degli stessi vignaioli.

E’ stata questa l’occasione per visitare Santadi, paesino a 15 km da Cagliari dove vi sono tre cantine che hanno aderito all’inisiativa di Cantina Aperte.

La prima che visitiamo è la cantina  “Audarya”, nata da una tradizione lunga un secolo. Un mix perfetto di tradizione e di voglia di novità.
35 ettari di vigneti, al centro, la nostra cantina immersa nelle vigne.
Una cantina che vuole essere anche luogo di degustazione, mentre si ammirano i vigneti, con l’occhio libero di vagare fino all’antica chiesetta di Sibiola, dall’altro lato della valle.
In occasione di “Cantine aperte” a Santadi abbiamo visitato la giovane cantina “Audarya” che in pochi anni ha saputo raggiungere risultati eccellenti vincendo numerosi premi e riconoscimenti in tutti i più prestigiosi concorsi enologici.
Salvatore e Nicoletta, sotto la guida del padre Enrico, hanno rinnovato e rilanciato la cantina con una nuova e fresca immagine,  curando una comunicazione originale e accattivante mirata ad una clientela Internazionale.

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Cantina Audarya

La seconda cantina del percorso per la visita di “Cantine aperte” è quella dei “Pala”

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che non riusciamo a visitare in quanto, contariamente al nome della manifestazione “Cantine aperte” e all’iscrizione scolpita nella targa in marmo a fianco della porta “Beni bunius” al nostro arrivo ci chiudono le porte della cantina a causa di un pranzo “privato”.  Ci spiace molto non poter degustare i suoi vini, parlare e documentare questa cantina che è una delle più prestigiose della Sardegna, vincitrice di innumerevoli riconoscimenti e con una clientela internazionale.

Terza è ultima tappa le famosissime cantine Argiolas

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CANTINE ARGIOLAS

 La passione per il vino della famiglia Argiolas permea da sempre l’attività aziendale, a partire da Francesco, che l’ha creata all’inizio del secolo, fino ad Antonio, energico novantaseienne ancora in attività. Uomo determinato nelle scelte e nelle strategie, ha trasmesso ai figli e ai nipoti il suo amore per la viticoltura e per l’enologia. La vera svolta risale al 1991, quando, affiancati dall’enologo Giacomo Tachis e dall’esperienza di tre generazioni, i fratelli Franco e Giuseppe hanno creato il marchio Argiolas ed esteso la distribuzione dei vini prodotti nei vari mercati nazionali ed esteri.

Nel piccolo paese di Santadi, a 15 km da Cagliari, la tradizione dell’antica della produzione di un buon vino, trova nella cantina Argiolas la massima espressione della tradizione coniuguata alle nuove tecnologie enologiche per dare il massimo della qualità.

L’occasione della visita è quella offerta della giornata di “Cantine aperte” dandomi modo di scoprire i segreti e le tecniche che hanno portato le Cantine Argiolas a conquistare premi e clienti in tutto il mondo. Una giornata ricca di emozioni, iniziata con la visita guidata alla cantina, non prima di avere degustato un fresco Vermentino “Is Argiolas” in compagnia di centinaia di appassionati che hanno riempito ogni angolo della corte interna della cantina, dove dalle quattro barrique, si potevano degustare i grandi vini Argiolas.

La visita guidata inizia  sotto il capannone dal tetto in legno, completamente arieggiato, dove, nei grandi silos in acciaio, arriva il mosto per la fermentazione, ricavato dalle uve vendemmiate di primissima amttina per tenere sempre basse le temperature e incanalate attraverso delle serpentine refrigerate. Dopo la fermentazione controllata accuratamente dall’enologo Mariano Murru, il vino passa alla raffinazione in botti Barrique, nelle cantine a 15 mt sotto terra, dove la temperatura è a 11 gradi costanti e il vino riposa al buio per anni prima di arrivare nei bicchieri degli estimatori. La visita continua negli ampi cortili dove si conservano anichi cimeli di strumenti enologici, gustare qualche altro bicchiere di Korem, di uve cannonau o seguire degli interessanti seminari, curati da “Slow Food” dal tema “Le isole dei centenari”, col gemellaggio fra la Sardegna e Okinawa, alla scoperta delle pietanze tradizionali con cui i nostri centenari si sono alimentati. I fagioli neri, tanti legumi, farine prodotte dal grano Capelli, i formaggi di pecora o le insalate fermentate della tradizione Nipponica, da pietanze di alghe marine accompagnate da bevande di The. Abbiamo degustato anche il nuovo vino “Senes”; dedicato proprio ai centenari, presentato dal responsabile dei vigneti, di cui ne cura lo stato di salute, con estrema attenzione, sacrificando a volte alcune piante, sezionandole per accertarsi del loro stato di salute interno. In un’altra sala, sempre sul tema del gemellaggio con le tradizioni Giapponesi, sono stati organizzati delle dimostrazioni di show cooking, per la Sardegna lo chef  Sergio Mei da Santadi (Cagliari), classe 1952. Tre frasi che riassumono il suo pensiero, dal 1994 executive chef dell’hotel Four Seasons di Milano. E’ l’approdo ultimo di una serie di grandi catene alberghiere, prima al lavoro al Grand Hotel Helio Cabala di Roma, ai fornelli dei Ciga Hotels in Sardegna e a Milano e Da Rolando, ancora a Milano, “Mi piace sperimentare, ma credo anche che non ci sia nulla di nuovo sotto il sole” “Reinvento e reinterpreto ricette tradizionali” “La perfezione non esiste; ma esistono le ricette straordinarie” Il piatto presentato sono dei tradizionali gnocchetti sardi, impastati in diretta, con semola, zafferano, olio di Elicriso e acqua, conditi con pomodorini secchi e spezie. 

Non potevo chiudere questa visita senza gustare un buon calice del più blasonato rosso della cantina Argiolas il “Turriga”

ARGIOLAS SpA Via Roma 56/58 09040 Serdiana (CA) Sardegna, Italia

Telefono +39 070 740606 Fax +39 070 743264

http://www.argiolas.it”  info@argiolas.it 

Testo e foto  Bruno Atzori (riproduzione vietata)

 

 

 

Turismo enogastronomico, l’unione dei comuni del Terralbese ci crede

Si è svolta la seconda rassegna gastronomica dell’Unione dei comuni del Terralbese, con la collaborazione della Federazione italiana cuochi, dell’Azienda Nieddittas e dell’Azienda l’Orto di Eleonora.

Per il sindaco di Arcidano, Emanuele Cera, la rassegna è nata con l’obiettivo di valorizzare le specialità del territorio, in particolare i prodotti ittici, agricoli, zootecnici, frutticoli e vinicoli del Terralbese.

I gestori dei ristoratori, degli agriturismo e le pizzerie, sempre più attenti nel proporre piatti nel rispetto delle materie prime fresche e genuine per offrire l’autentico “Gusto di Sardegna” si sono sfidati in una gara sotto l’attenta  regia di Guido Murtas, un professionista della ristorazione come Maitre d’hotel ristorante di lusso “Forte Gourmet” c/o Forte Village Resort S. Margherita di Pula CA e Formatore teorico pratico per i corsi privati di Assistant Barman and Waiter, hanno gareggiato venti operatori del settore.

Una giuria di esperti presieduta dal giornalista e esperto di enogastronomia Gisberto Arru ha decretato i vincitori:

per la categoria ristoranti Greka’ (Terralba), che ha preparato un piatto utilizzando una pasta tradizionale su “Su Filindeu” i fili di Dio, cozze, gamberi, calamari,  pesce azzurro e zafferano in fili e fatto cuocere in tavola con un brodo di pesce versato al momento.

Su Filindeu, un Presidio Slow Food, è un tipo di pasta tradizionale e rara della Barbagia nuorese, fatta con acqua, sale e semola di grano duro, lavorata in una rudimentale macchina di legno, generalmente usata per fare zuppe e pastine in brodo.   L’impasto viene trasformato in fili sottilissimi, lavorato con le mani bagnate, con molta acqua salata, finché non si formano tanti fili, che sono poi depositati in tre strati diagonali, messi ad essiccare al sole fino a che la pasta non assume una consistenza vitrea per la conservazione.   L’essiccazione viene fatta su dei piani costituiti da foglie di asfodelo essiccate ed intrecciate in forme circolari, così da ottenere una superficie irregolare, per una maggiore ventilazione durante la fase di essiccazione, con una migliore dissipazione dell’umidità.

Secondo e terzo Da Lucio (Marceddì), S’axrjoba (Uras); in quella degli agriturismo Su Dominariu, RioXoris (Arcidano), Su Sattisceddu (Uras); per le pizzerie Cibò Qibò (Terralba), Taraxi (Uras), La Nuova terrazza (Terralba).

RASSEGNA GASTRONOMICA TERRALBESE

A VERONA IN FIERACAVALLI PRESENTATA L’IPPOVIA “SULLA ROTTA DEI GRIFONI

Presentata oggi in anteprima l’Italia a cavallo, volume con 21 itinerari per scoprire le bellezze del Paese dall’alto di una sella. Il progetto nasce dalla collaborazione di Fieracavalli e Touring Club Italiano (TCI), curato dai giornalisti Luca Fraioli e Federica Lamberti Zanardi. In Italia l’equiturismo è un fenomeno in crescita, con un bacino di 1,5 milioni di potenziali appassionati, e rappresenta un settore che vale oltre 900 milioni di euro, con 4.500 strutture attrezzate.

C’è anche la Sardegna rappresentata con l’Ippovia “Sulla rotta dei grifoni” che parte dalla provincia di Oristano, loc Putzu Idu, marina di San Vero Milis per arrivare ad Alghero, passando da Bosa, dove volano i Grifoni. Un’ippovia voluta e realizzata da ENGEA Sardegna, che ha avuto anche la certificazione ISO 9001 come percorso turistico nel rispetto del benessere animale.

Verona, 5 novembre 2015 – Un viaggio a cavallo dal Trentino alla Sicilia, lungo tutto lo Stivale, passando anche per la Sardegna, raccontato in 192 pagine con 21 itinerari per oltre 4mila chilometri di sentieri, sterrate, interpodali e viottoli tracciati, 150 indirizzi tra maneggi, centri ippici e agriturismi e più di 150 foto che illustrano luoghi di straordinaria bellezza da vivere in sella. Sono questi i numeri dell’Italia a cavallo, la prima guida di turismo equestre realizzata da Fieracavalli ed edita dal Touring Club Italiano.
Alla Fiera di Verona, nella giornata inaugurale della 117ª edizione della più importante manifestazione dedicata al mondo equestre (www.fieracavalli.it), il volume è stato presentato in anteprima assoluta da Lamberto Mancini e Arianna Fabri, rispettivamente direttore generale e direttore Sviluppo e Marketing del Touring Club Italiano, insieme agli autori della guida, i giornalisti Luca Fraioli e Federica Lamberti Zanardi. Con loro Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, presidente e direttore generale di Veronafiere, Giuseppe Castiglione, sottosegretario del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e Elenoire Casalegno, madrina di Fieracavalli 2015.
«Fieracavalli – ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese – supporta da sempre il mondo equestre, sviluppando progetti e immaginando nuove opportunità per un futuro in cui il cavallo continui a rappresentare una parte importante. Tra i driver di crescita che abbiamo individuato nell’edizione 2015, oltre allo sport ci siamo concentrati sull’equiturismo, dando vita a questa inedita collaborazione con il Touring Club Italiano».

I numeri dell’equiturismo – L’Italia a cavallo è uno strumento pensato per i 120mila equituristi assidui in Italia, con l’obiettivo di allargare la pratica di questa forma di turismo slow e sostenibile anche al bacino degli oltre 1,5 milioni di cavalieri e appassionati presenti nel Paese. Trascorrere un fine settimana o la vacanza a cavallo rappresenta un fenomeno in crescita, con 4.500 tra agriturismi e maneggi già attrezzati per fornire questo servizio e con un fatturato che nel 2014 ha superato i 900 milioni di euro.
«Nata da un’idea di Fieracavalli a completamento delle proposte legate al turismo equestre e per dare nuovo slancio ed impulso a questo settore trainante anche per l’allevamento – ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –, la guida Italia a Cavallo ha già rivelato il successo del binomio vincente Fieracavalli-Touring Club Italiano, sottolineando quell’affinità naturale che lega cavallo, uomo e territorio».

La guida – La pubblicazione del Touring Club Italiano è il un punto di partenza per chi vuole scoprire dall’alto di una sella le bellezze dell’Italia. La descrizione dei percorsi, tappa per tappa, illustra i territori attraversati, i punti dove sostare e le strutture ricettive per cavalli e cavalieri, offrendo tutti gli elementi per orientarsi lungo il cammino.
Il volume, in vendita in anteprima durante i giorni di fiera, è inoltre arricchito da una sezione introduttiva con consigli pratici per programmare la propria vacanza a cavallo e due interviste a personaggi d’eccezione: Andrea Bocelli e Oliviero Toscani. Nella parte finale si trova, invece, una selezione di strutture attrezzate e di qualità da provare lungo in viaggio.
«Il Touring Club Italiano – ha spiegato il suo direttore generale, Lamberto Mancini – si impegna per lo sviluppo del turismo sostenibile e dello “slow travel” lungo le bellezze del nostro Paese, a piedi, in bicicletta e d’ora in poi anche a cavallo. La manifestazione che si apre oggi con la presentazione della nostra guida Italia a cavallo, in collaborazione con Fieracavalli, è la dimostrazione di una tendenza turistica in forte crescita, che riporta l’attenzione verso un modo di viaggiare consapevole, attraverso i territori in tutte le loro declinazioni, per un’esperienza ricca e, al tempo stesso, valoriale».

Gli itinerari – I percorsi recensiti nella guida dai Luca Fraioli e Federica Lamberti Zanardi sono 21. Si sale in sella all’ombra delle Pale di San Martino, in Trentino, si passa sotto l’Arena di Verona, si cavalca sugli argini del Po e, attraversando l’Appennino Tosco-Emiliano, ci si affaccia in Liguria e poi su fino ai vigneti delle Langhe e del Monferrato. Ma si può scendere anche a sud, lungo le Gole del Furlo, nelle Marche e nei luoghi di San Francesco sui Monti Sibillini. Dalla Maremma fino a Roma tra tombe e insediamenti etruschi, seguendo il “Sentiero di San Benedetto”, che tocca il Sacro Speco di Subiaco, la Certosa di Trisulti, l’Abbazia di Montecassino. Oppure si segue la Linea Gustav, tracciata dai tedeschi tra Adriatico e Tirreno per ostacolare l’avanzata delle truppe alleate verso Roma durante la seconda guerra mondiale. Quindi ancora più a sud, lungo i tratturi che per millenni hanno visto greggi e pastori viaggiare tra i pascoli invernali della Puglia e quelli estivi in quota. Si arriva sul mare del Gargano e da lì si taglia la Penisola per arrivare sul Tirreno nel Parco del Cilento. Una puntata sul Pollino in Calabria per arrivare in Sicilia, dove si esplorano i monti degli Ebrodi e delle Madonie, ma dove soprattutto si può sperimentare l’esperienza unica di cavalcare tra le lave dell’Etna. E per finire il mare, quello straordinario dell’Isola d’Elba, la cui storia si incrocia con quella di Napoleone e dell’industria mineraria, e quello spettacolare della Sardegna occidentale.

La Valigia in sella al padiglione 4 – A Fieracavalli, quest’anno, prende vita un vero e proprio tour virtuale d’Italia. Il padiglione 4, infatti, ospita un book store targato Touring Club Italiano (stand C2) dove, venerdì 6 novembre – dalle 11.00 alle 12.30 e dalle 15 alle 16.30 – e sabato 7 novembre – dalle 11.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.00 – i viaggi recensiti prenderanno vita grazie alle parole dei protagonisti, permettendo a tutti gli appassionati di orientarsi su vacanze, percorsi e viaggi da fare a cavallo e di acquistare in anteprima la guida, in vendita poi nelle librerie dalla primavera 2016.

Venerdì 6 novembre
Ore 11.00 – percorso da Ravenna a Verona
Ore 11.20 – percorso sulla via Marenca
Ore 11.40 – percorso sull’Antica via Clodia
Ore 12.00 – percorso Manfredonia e Maratea
Ore 15.00 – percorso sulla via Alpina dei Cavalli
Ore 15.25 – percorso da Piacenza a Setola
Ore 15.50 – percorso nel Parco della Majella
Ore 16.10 – percorso sulla rotta dei Grifoni

Sabato 7 novembre
Ore 11.00 – percorso Isola d’Elba e Toscana
Ore 11.25 – Ippovia del Trentino Orientale
Ore 11.45 – percorso nei Tratturi
Ore 12.05 – percorso sulla Transappenninica settentrionale
Ore 15.00 – percorso alle Cinque Terre e sui monti liguri
Ore 15.25 – percorso sui sentieri di San Benedetto
Ore 15.50 – percorso dal Monferrato ai Sibillini
Ore 16.20 – Transiciliana

Scarica lo speciale TURISMO EQUESTRE IN PROVINCIA DI ORISTANO

Caravaggio e i Caravaggeschi

 Sassari palazzo Ducale, una mostra di  Vittorio Sgarbi

Esattamente un anno fa nel libro Il punto di vista del cavallo Vittorio Sgarbi spiegava ai suoi lettori la ragione per cui il nobile quadrupede è il vero protagonista della celebre, caravaggesca “Conversione di San Paolo”, disarcionato e convertito al cristianesimo sulla via di Damasco. Ad un anno di distanza i cavalli sembrano essere diventati due e sono quelli, scalpitanti, che scortano lo stemma della città di Sassari: in omaggio, appunto, al podestà genovese Cavallino de Honestis, sotto il cui governo il capoluogo turritano divenne finalmente nel Trecento un libero Comune. Un comune dall’indubbia storia culturale, prestigiosa, che dal 26 giugno al 30 ottobre 2015 ospita, nella rinnovata sala Duce di Palazzo Ducale, la mostra La pittura di realtà. Caravaggio e i caravaggeschi. Protagonista è una straordinaria ‘rotella’ caravaggesca con una trentina di importanti opere della ‘pittura di realtà’: primo sensibile contributo della neonata associazione “Sassari Rinascimento”, artefice della prestigiosa iniziativa. Il nuovo motore della cultura cittadina, presieduto da Giovanni Nurra e con la direzione artistica dell’antiquario Luciano Serra,  vanta la presidenza onoraria di Attilio Mastino ed ha attinto da gallerie pubbliche e prestigiose collezioni private per questa grande vetrina ispirata all’età di Michelangelo Merisi ed ai seguaci di un “bel dipingere” che restituisce centralità all’uomo e alla natura dopo secoli di iconografia classica.

Caravaggio

L’esposizione è la prima di un ambizioso progetto, che indica un nuovo polo museale alla geografia delle mostre del Belpaese, attraverso alcuni appuntamenti periodici con la grande arte italiana ed internazionale di ogni epoca. Vittorio Sgarbi l’ha curata ed ovviamente inaugurata, presentandola al pubblico sassarese, lui che di presentazioni non sembra avere bisogno: laureato in filosofia con specializzazione – manco a dirlo – in storia dell’arte all’Università di Bologna, già Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Assessore alla Cultura del comune di Milano, curatore delle più importanti mostre d’arte sul territorio nonché autore di numerosi volumi di storia e critica dell’arte.

Come quello che spiega appunto il genio di Michelangelo Merisi da Caravaggio visto “dal basso”, dalla prospettiva di un cavallo che vede giacere a terra il futuro fondatore del cristianesimo, il superbo Saulo di Tarso. Superbo sino a quando la luce della conversione che Caravaggio dipinge in quell’opera non lo rende, all’improvviso e miracolosamente,umile. E perciò inondato di umana realtà.


Ora vorrei fare la mia personale considerazione.
Entrare a vedere una mostra di pittura è sempre un’emozione, vedere quella dedicata al Caravaggio lo è ancora di più, per la sua unica, purtroppo, opera esposta, ma anche per lo spazio dedicato a gli artisti che da lui hanno tratto ispirazione, utilizzando la luce come elemento fondamentale della pittura. Quindicimila sono stati i visitatori che in quattro mesi hanno visitato la galleria d’arte.
Il Caravaggio è stato anche per me fonte di ispirazione e mi perdonerà se mi sono permesso di trarre spunto dal suo Bacco per realizzare il ritratto che vi sottopongo.
Il ritratto è stato fatto in occasione di un concorso che ha come scopo la promozione del vino Vernaccia che è il vino che compare nella composizione. Tutti gli elementi sono di produzione strettamente del territorio della DOC e chi interpreta il Bacco è un famoso produttore. La fotografia ha vinto il 1° premio al concorso “Cavatappi di idee” 2014. Chiedo scusa anche a Vittorio Sgarbi per questa intrusione, ma non ho saputo resistere nel presentare la mia opera fra quelle degli artisti Caravaggeschi.
Bruno Atzori

perbacco

Gli eroi di Mont’e Prama: arcieri, guerrieri e pugilatori testimonial di Expo2015

Obiettivo Sardegna ha un “obiettivo” far conoscere è promuovere le eccellenze della Sardegna, tutte le cose autentiche e genuine che il territorio offre. Ed è per questo che non possiamo rimanere insensibili alla vista delle riproduzioni delle statue di Mont’e Prama esposte ad Expo 2015.

Le statue de Mont’e Prama sono sculture in pietra arenaria, duttile da scolpire ma allo stesso tempo fragili e soggette all’usura del tempo e della mano dell’uomo.

Anche l’immagine che questi capolavori stà dando al mondo, interessando studiosi e persino il Ministero dei Beni Culturali,  generando un grande ritorno mediatico al Sinis e a tutto il territorio di Oristano, può essere danneggiata.  Quest’immagine è molto fragile è non può essere rovinata da un uso scorretto.

Questa grande eredità che ci arriva dal popolo degli Shardana, nostri avi, deve essere raccolta, conservata e difesa, essendo un patrimonio incalcolabile per i ritorni economici sul turismo e l’economia del territorio. Chiunque usi e abusi e stravolga l’immagine di queste statue, utilizzandole a suo insindacabile uso personale o commerciale e interpretandone e modificandone l’aspetto, fa un danno a tutto il territorio.

L’utilizzo delle statue esposte a Milano all’interno della grande vetrina mondiale di Expo 2015 ha dato un duro colpo all’immagine reale delle statue di Mont’e Prama.

L’interpretazione dell’autore può essere lasciata ad un suo personale gusto artistico, ma che Pubbliche Amministrazioni, Associazioni di Categoria e Istituzioni, la espongano al pubblico è veramente grave e ancor più grave e che utilizzino soldi pubblici per l’acquisto o il noleggio.

L’uso delle statue originali sarebbe stato, in questo caso, la scelta più giusta e di sicuro ritorno d’immagine, come tante altre opere d’arte in esposizione all’interno di Expo, come  quella a cura di Vittorio Sgarbi nel Padiglione Eataly, la mostra “Il tesoro d’Italia”. Una celebrazione della biodiversità culturale italiana, agroalimentare, umana, paesagistica e artistica, voluta dal patron Oscar Farinetti, che ha capito bene come fare comunicazione con l’arte e la cultura.  In particolar modo, con le opere degli artisti Vittorio Nocera e Pier Paolo Perretta. O “L’ULTIMA CENA” del Tintoretto esposta nel padiglione della Santa Sede,

expo 2015-039

oltre ai capolavori artistici e reperti archeologici, esposti nel Palazzo Italia, ultima opera, ma non meno importante, ‘Lo scherzo di ortaggi’ (L’ortolano) dell’Arcibaldo o il TRAPEZHOPOROS, un sostegno di mensa in marmo dipinto del quarto secolo a.C.

Se proprio volessimo esporre delle copie, almeno dovremmo scegliere quelle realizzate da artisti che hanno saputo interpretare  fedelmente gli originali, dopo un’attento studio dei reperti archeologici.

Bene ha fatto la Regione Sardegna, nello spazio Istituzionale, presente ad Expo dall’11 al 17 settembre, ad esporre copie digitali in 3D realizzate dal CRS4 e Sardegna Ricerche, che danno una visione realistica degli originali e questo bastava, senza dover ricorrere a delle false e improbabili copie.

Vorrei farvi notare alcuni particolari:

falso gigante1 arceri monte prama

Notate niente? non esiste un’arciere mancino nelle statue recuperate a Mont’e Prama

Non si pretende la finezza dei particolari, che è solo merito dall’abilità dell’artista, ma i colori da dove sono stati ricavati?

Qui sotto gli originali e le loro fini decorazioni

foto abc archivio 2007 x sa mola-12Statue di Mont'e Prama

Questa è invece è una riproduzione perfetta, fatta dopo uno studio accurato dei reperti e degli studi sui bronzetti, dall’artista Oristanese Carmine Piras.

foto abc archivio 2007 x sa mola-21

Ora andiamo ad osservare il guerriero e il pugilatore: qui l’artista l’ha ingentilito levandogli la spada e mettendogli una bandiera, ma si è dimenticato di toglierli il grembiulino allacciato dietro con un semplice fiocco, (erano dei guerrieri non delle lavandaie) mentre al rude pugilatore gli ha messo la giacchetta con lo spacco dietro tipo frac.

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Anche qui le posture, le dimensioni e le posizioni sono state assolutamente ignorate.

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Qui le riproduzioni ben interpretate con una minuziosa e rispettosa ricostruzione dei particolari da Carmine Piras.

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Spero che quest’articolo abbia chiarito l’importanza di presentarsi al pubblico e ai media nazionali e internazionali in modo corretto, affidando a dei professionisti l’immagine del territorio, evitando l’utilizzo di false riproduzioni che danneggiano gravemente la Sardegna. E’ necessario che ci sia una regia affidata a un responsabile della comunicazione, dell’immagine e del marketing con la supervisione della Soprintendenza Archeologica della Sardegna. Mi auguro di non vedere mai più queste riproduzioni fantasiose, disseminate ormai in ogni luogo, davanti alla Prefettura di Oristano, in centri commerciali, ma soprattutto a Cabras, (esposte anche durante l’affollatissima sagra della bottarga in agosto, dove migliaia di turisti avevano l’opportunità di vedere, nel museo comunale, gli originali), che più di ogni altro luogo dovrebbe preservare l’immagine delle statue come patrimonio culturale della città e del suo territorio. Anche durante le dirette TV del Rally di Sardegna, evento trasmesso in mondovisione, e svoltosi nella penisola del Sinis, le false statue sono state utilizzate dall’amministrazione comunale come simboli da mostrare al mondo, dando così una falsa immagine degli Eroi di Mont’e Prama.

Attendiamo che siano presi provvedimenti su chi abbia deciso ed esposto e con questo danneggiato, un immagine storica, pubblica e patrimonio di tutta la Sardegna e ci auguriamo che qualcuno si faccia promotore di una petizione a tutela dell’immagine di Mont’e Prama.

Bruno Atzori

Le immagini di Expo sono tratte da: http://milano.corriere.it/foto-gallery/cronaca/15_settembre_12/gallery-sardegna-statue-giganti-musiche-popolari-3680656e-5967-11e5-bbb0-00ab110201c3.shtml

Le foto degli originali e delle riproduzioni delle statue di Carmine Piras sono di: Ph. © Bruno Atzori

Le foto delle statue originali sono state realizzate nel centro di restauro di Li Punti grazie all’autorizzazione della Soprintendenza Archeologica della Sardegna

Cabras – Aspettando San Salvatore

Il primo fine settimana di Settembre, Cabras, il villaggio di San Salvatore di Sinis e tutta la penisola omonima celebrano la Corsa degli Scalzi, processione e festa religiosa e civile in onore di San Salvatore. Tra le più sentite di Oristano e della Sardegna centro-occidentale. Il nome Corsa degli Scalzi non è affatto casuale: la processione tra Cabras e San Salvatore (primo Sabato di Settembre) e ritorno (la Domenica seguente) è una rievocazione storico – religiosa della difesa della statua del Santo nel 1619 da parte degli “Scalzi” contro un’invasione dei Mori. Girare la sera per il borgo di San Salvatore è come andare indietro nel tempo, dove nei paesi della Sardegna, si viveva nelle strade, si chiaccherava e si prendeva il fresco. Le porte e le finestre erano aperte e non si temavano gli estranei, anzi chi bussava era ben accetto e veniva subito “cumbidadu” una vernaccina, un anicino e via alla prossima porta per salutare i vicini.

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Clicca sull’immagine per vedere lo slide-show

Questo è capitato anche a me l’altro giorno, girando per San Salvatore, ogni porta una vernaccina o una birretta. Poi, nella piazza al centro del borgo, ogni sera, nella settimana della festa, un’evento trattiene i presenti, canti, balli musica etnica e recite. L’altra sera è stato proiettato il film “Le Favole iniziano a Cabras” è il racconto della Sardegna attraverso le parole dei suoi artisti e di personalità che dell’arte di vivere hanno fatto professione e scopo della loro vita. Il mare di Gaetano Mura, navigatore oceanico, le note di Paolo Fresu nel vento che scompiglia i pensieri, i versi e la voce di Lidia Murgia, le pietre sonore di Sciola e le stoffe di Marras, gli incredibili esperimenti vocali di Gavino Murgia. Sardegna porto e approdo, sintesi di vari luoghi che, come un ulivo millenario, è capace di radicarsi nella terra e stendere i rami verso cieli lontani: diario di viaggio di Raffaello Fusaro, un non sardo in una terra che brucia di passione e sentimento. Oggi è come un tempo, l’unica differenza, se fate attenzione, i visi delle persone sono illuminati, non delle candele ma dagli smartphone!!! Bruno Atzori

Cabras la “Sagra della Bottarga”

Come ogni anno si è svolta a Cabras la sagra della Bottarga, specialità enogastronomica ormai diventata simbolo del paese lagunare, dove la si prepara da migliaia di anni.

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L’origine del prodotto sembra essere del popolo del mare gli “Shardana”, ma il termine deriva dall’arabo[1] batārikh (بطارخ) (“uova di pesce salate”)[2], legando il vocabolo a una radice che avrebbe acquisito perciò il significato di “conservare sotto sale”. Gli arabi erano famosi nell’area del Mediterraneo per le loro affinate tecniche culinarie, che trasmisero anche alle altre popolazioni del Mediterraneo, spesso assieme al nome dei prodotti. Nella lingua sarda essa viene chiamata butàriga conservando una forte assonanza col termine arabo. L’origine del nome arabo deriva, forse, dal greco bizantino ᾠοτάριχον (ootàrichon) che significa uova di pesce essiccate e salate (in greco moderno αυγοτάραχο – avgotàraho) e viene conservato in cera d’api fusa. Tradizionalmente costituiva il pasto dei pescatori che trascorrevano la giornata in mare. Parte delle uova di tonno, come altre interiora del pesce, spettano di diritto ai “tonnarotti” (pescatori delle tonnare). In Sicilia la Regione ne ha regolamentato la produzione.

Cabras con il suo pescosissimo stagno, ha sempre fornito i muggini, da cui si prelevano le uova, che messe sotto sale e fatte essiccare, diventano “Bottarga”. Ora con la grande richiesta di prodotto, le risorse dello stagno non sono sufficienti per soddisfare la grande richiesta del mercato, e si produce “bottarga” anche con uova provenienti da altri mari, ma viene rispettata la tradizionale lavorazione ed essiccazione locale.

Anche la sagra della Bottarga, stà perdendo un po’ del suo fascino tradizionale, in quanto prima si svolgeva nella grande piazza di fronte allo stagno, dietro la tradizionale chiesa di Santa Maria, vicino al museo degli “Scalzi” e a due passi dal Museo dove si possono ammirare le statue di Mont’e Prama, stupendi capolavori di arte scultoria, ricche di particolari e di finissime incisioni, che niente hanno a che vedere con le improbabili riproduzioni in polistirolo esposte nelle vie del paese lagunare. Con la possibilità di ammirare gli originali, a pochi passi di distanza, il turista può essere tetto in inganno dall’approssimazione delle riproduzioni infedeli esposte, dando un immagine distorta e falsa alla grande cultura degli Shardana, antenati del popolo di Cabras. La Sovraintendenza B.C. dovrebbe tutelare ed evitare che l’immagine delle statue di Mont’e Prama sia usata ed abusata in loghi, stampati e utilizzata commercialmente dandone una falsa e scorretta promozione senza una giusta autorizzazione. Un patrimonio culturale che deve essere difeso e tutelato, come tutti i prodotti e le tradizioni locali, offrendo ai visitatori prodotti autentici, veri, naturali e genuini.

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Molti sono i produttori delle eccellenze agroalimenteri che sono mancati in questa rassegna, dalle aziende storiche della Bottarga, dei formaggi tipici, ai dolci e al vino Vernaccia, entrato da poco nella classifica dei 10 grandi vini Italiani dimenticati, ma che hanno sempre portato alto il nome del territorio Oristanese e quello di Cabras, specialmente nel periodo Giudicale di Eleonora d’Arborea.

Non sono mancate però le grandi grigliate di muggini e i tanti stand che distribuivano pasta alla bottarga.

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Una nota positiva è stata data invece da nuove aziende locali che, con il giusto utilizzo delle coltivazioni a km. 0 e con un sapiente programma di marketing,  stanno portando i prodotti del territorio sui mercati nazionali ed esteri.

Un particolare apprezzamento va all’azienda vinicola Contini, che con i suoi vini stà raggiungendo i mercati esteri, dando anche rilancio alla Vernaccia, “Sa Marigosa” che con la sua linea di prodotti in barattolo, creme di carciofi, asparagi, peperoni e  le vaschette preconfezionate di frutta fresca, stà portando sul mercato un prodotto genuino e gustoso.

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“Distillerie Lussurgesi” ha lanciando sul mercato una bevanda aperitivo al mirto “EYA” che stà riscuotendo un grande apprezzamento nei giovani. Presentata ufficialmente a Milano durante l’esposizione Tutto Food, ora sarà presto nei bar e presso la grande distribuzione.

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Sono proprio nelle sagre tradizionali Sarde, che si svolgono d’estate in tutta la Sardegna, dove si possono scoprire i piccoli artigiani che preparano ancora oggi antiche specialità gastronomiche. Girare per queste sagre è bello scoprire una tradizione di sapori autentici che deve essere conservata per il futuro.

Testi e foto: Ph © Bruno Atzori

Bibliografia: wikipedia

Expo 2015, Sardegna e dintorni

Siamo andati a Milano a Visitare l’Expo, una grande Esposizione Universale con un tema ben preciso, “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”

Il cibo visto in tutte le sue forme, ma sopratutto una risorsa preziosa da difendere, valorizzare e da non sprecare.

Per la Sardegna una grandissima opportunità per far conoscere al mondo le eccellenze dell’agroalimentare del vino e del territorio e degli stili di vita, che portano il popolo Sardo ad essere uno fra i più longevi al mondo, grazie al cibo sano e all’ambiente puro e incontaminato.

La Sardegna ha in Expo una piccola ma importante presenza, con un punto informativo presso il ristorante regionale tematico di EATALY, dove a Maggio, Settembre e Ottobre chef sardi prepareranno piatti tipici del territorio.

Il punto info è di straordinaria importanza per dare a tutti i visitatori (se ne stimano venti milioni) informazioni di carattere enogastronomico ma sopratutto turistico, per attrarre visitatori in Sardegna.

La distribuzione di materiale informativo sarà un buon investimento per il futuro. Il punto info è gestito direttamente dall’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna, che ha allestito un’esposizione dove ben figurano i volti delle statue di Mont’e Prama ormai diventati dei testimonial importanti della cultura e degli Shardana, il popolo del Mediterraneo.

Sono stati organizzati eventi di promozione, rivolti sopratutto ai numerosi Buyer internazionali e alla stampa specializzata, che hanno visto protagonisti i Consorzi di tutela DOP, DOC e DOCG quali il Consorzio del Vermentino di Gallura, del Carciofo Spinoso, del Pecorino, dello Zafferano, dei vari consorzi dei vini e  dell’agnello Sardo.

Convegni a tema, degustazioni e show cooking di famosi chef hanno attirato l’attenzione degli invitati nella splendida cornice dei Chiostri di Santa Barnaba a Milano.

Chi sosteneva che Expo fosse un flop si sbagliava di grosso, l’esposizione universale organizzata a Milano è sotto l’attenzione di tutti i paesi del mondo e sta  dando un’immagine dell’Italia, come paese delle eccellenze agroalimentari, vitivinicole, della storia, dei monumenti, della moda, dello stile di vita che si racchiude in un unico brand “Italian Style”

Dall’11 al 17 settembre la Sardegna sarà protagonista a Expo nel padiglione Italia e negli eventi collegati, per esprimere e far conoscere al meglio le sue eccellenza.

Nel servizio fotografico una passeggiata in Expo per vedere il padiglione Zero, dove è presente la testimonial della Sardegna Daniela Ducato, pluri premiata per il suo impegno nel produrre materiali per l’edilizia completamente naturali e riciclati. Abbiamo visitato il ristorante Sardegna e il padiglione di Cibus, dove sono presenti, in modo virtuale, le eccellenze delle produzioni del riso e del formaggio.

Nel salone del vino, curato da Vinitaly, la presenza delle aziende Sarde è alquanto bassa, ma proporzionale alla nostra presenza sul mercato internazionale.

Difficile sintetizzare in un’articolo il mondo Expo, ma vi consiglio di prendervi almeno tre giorni per percorrere i due chilometri del decumano e visitare i padiglioni e degustare le specialità di tutto il mondo.

Buona passeggiata

Foro e testi: © Bruno Atzori

 

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Le eccellenze alimentari Sarde a TuttoFood Milano

Visitando “Tutto Food” a Milano nei primi giorni di Maggio, in contemporanea all’apertura di Expo 2015, si può osservare quali siano le aziende leader nel mercato agroalimentare sardo,  che portano alto il nome della Sardegna, con specialità e prodotti di eccellenza, sui mercati nazionali ed esteri.

Buyer nazionali ed esteri trovano qui le eccellenze da proporre sui nuovi mercati del mondo, un mercato di consumatori sempre più attenti alla qualità alla genuinità e alla tipicità unica dei prodotti sardi, prodotti sia da grandi aziende che da piccoli produttori, ma tutti legati da un unico obiettivo, la difesa della tipicità sarda.

Lo stand più grande e con un varietà di prodotti esposti è sicuramente “Latte Arborea” che oltre ai classici formaggi, ora propone una nuova linea di bevande a base di latte e frutta.

La Cooperativa Assegnatari Associati Arborea (3A) ha compiuto nel 2013  57 anni di vita ed oggi è il principale polo produttivo del comparto lattiero – vaccino in Sardegna. Una grande realtà con 248 soci titolari di aziende agricole dislocate in tutta la Sardegna, che conferiscono ogni giorno mediamente 524 mila litri di latte prodotto in allevamenti specializzati e selezionati che contano circa 50,000 capi di bovini di razza Frisona e Brown Swiss.

La 3A raccoglie circa il 90% del latte di vacca prodotto in Sardegna, per un volume annuo di circa 191 milioni di litri dilatte, con garanzie qualitative di innegabile valenza.

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I formaggi di produzione sarda sono protagonisti nello stand del Pecorino Romano, ormai conosciuti e venduti in tutto il mondo. Il consorzio che raduna centinaia di produttori rappresenta al meglio l’immagine di un prodotto d’eccellenza.

Pochi formaggi al mondo vantano origini così antiche come il Pecorino Romano.

Da più di duemila anni le greggi di pecore che pascolano liberamente nelle campagne del Lazio e della Sardegna, producono il latte da cui viene ricavato questo formaggio. Già gli antichi romani apprezzavano il Pecorino Romano: nei palazzi imperiali era considerato il giusto condimento durante i banchetti mentre la sua capacità di lunga conservazione ne faceva un alimento base delle razioni durante i viaggi delle legioni romane. Era talmente in uso fra i Romani, che fu stabilita anche la razione giornaliera da dare ai legionari, come integrazione al pane e alla zuppa di farro: 27 grammi! Questo formaggio ridava forza e vigore ai soldati stanchi e oggi sappiamo perché: il Pecorino Romano è una iniezione di energia e anche di facile digestione.

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Sardaformaggi festeggia nel 2013 mezzo secolo di attività: cinquant’anni di esperienza e tradizione, che hanno visto il formaggio a cinque stelle diventare protagonista sulle tavole di tutto il mondo.

L’azienda nasce nel 1963 sotto forma di società di fatto, in un momento di forte crisi per il settore lattiero-caseario della Sardegna, che si ripercuoteva in particolare sulla produzione del Pecorino Romano, classico formaggio di produzione sarda.

Queste difficoltà spinsero Nino, Pietro, Salvatore e loro cugino Costantino, a cercare nuovi possibili prodotti e fu cosi che i fondatori della Sardaformaggi decisero di sperimentare innovative tecniche di lavorazione.

Nasce così il primo formaggio a pasta molle, tenero e dolce da tavola mai prodotto in Sardegna, dove allora simili prodotti erano del tutto sconosciuti.

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Un’azienda dall’esperienza antica ma che sa rinnovarsi ed attenta all’evoluzione dei mercati, è la “Argiolas Formaggi” oggi una industria casearia all’avanguardia nel settore della produzione di formaggi tipici sardi, che utilizza esclusivamente latte di pecora e capra locale.

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L’ampio stabilimento di Dolianova, che si sviluppa su una superficie produttiva di 10.000 mq, è capace di processare circa 20 milioni di litri di latte all’anno e produrre circa 4 milioni di kg di prodotto finito. Lo staff produttivo è composto di circa 40 dipendenti fissi e 15/20 stagionali. L’azienda dispone inoltre di un proprio centro di distribuzione a Monteveglio (BO).

Argiolas Formaggi è partner commerciale delle principali catene della grande distribuzione nazionale ed internazionale quali: Auchan, Bennet, Carrefour, Conad, Coop, Crai, ESD, Pam, Rewe, Sigma, Spar, ed esporta i propri formaggi sui mercati di Europa, Giappone, Nord America, Israele e Russia. Il fatturato estero rappresenta circa il 12% del totale.

L’attuale organizzazione commerciale è cosi composta: una struttura interna commerciale, un responsabile canale grossisti, un export account, 10 agenti plurimandatari.

La nostra mission è la soddisfazione del consumatore attraverso l’offerta dei prodotti dell’antica tradizione casearia sarda unita ai più alti standard igienici e tecnologici. L’assoluta certezza della salubrità del prodotto è garantita da un laboratorio di analisi interno all’avanguardia, che controlla nel dettaglio ogni fase della lavorazione.

L’azienda è altresì dotata di un sistema di controllo H.A.C.C.P. ed è stata la prima azienda casearia in Sardegna ad ottenere la Certificazione ISO 9001 nel 1997. Argiolas Formaggi è inoltre certificata UNI EN ISO 22000:2005 e BRC. Le nostre produzioni biologiche sono certificate ICEA.

Fra i tanti stand collettivi possiamo trovare altre eccellenze come il “Riso della Sardegna” prodotto ad Oristano, laSarda Affumicati” con i suoi prodotti di mare e di terra, il pane carasau e le spiante prodotte a Sedilo, nell’alto Oristanese dalla ditta F.lli Carta, le specialità “Terre Shardana”  le tante varietà di olio aromatico  Corrias di Riola Sardo

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Depositarie di un’antica tradizione, le Distillerie Lussurgesi esprimono nei distillati il simbolo dell’anima più antica e vera della comunità lussurgese.

La volontà aziendale di restituire piena visibilità ad una produzione un tempo rinomata, anima quotidianamente gli sforzi di recupero dell’esperienza accumulata nei secoli. Nascono così i distillati di vino “abbardente”, i liquori e il brandy che caratterizzano la produzione delle Distillerie Lussurgesi, a cui si aggiungono specialità, frutto di una vera e propria passione creativa: i “Lussurgesi”, cioccolatini con crema all’acquavite, “Monterra”, dolce farcito con uva passa e crema di cioccolato all’acquavite, “Judu” liquore di bacche di mirto.

Consapevoli dell’eredità ricevuta, le Distillerie Lussurgesi coniugano ricerca creativa, volta a rielaborare i prodotti del passato ed ingredienti ormai dimenticati; una costante sperimentazione di profumi e sapori diversi per rendere in gusti sempre nuovi l’essenza immutata di una terra arcaica. Un’attenzione alle forme e per i materiali naturali ha permesso alle distillerie di conseguire il premio ”Etichetta dell’anno”al 10° concorso di packaging 2005 e una menzione speciale per il mirto “Judu” nel 2008.

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Le Distillerie Lussurgesi presentano a Milano un nuovo aperitivo a base di Mirto “EYA” chiudiamo con un brindisi ai prodotti e produttori Sardi scusandoci con chi non abbiamo citato per mancata di indirizzi e riferimenti, ma presenti nel nostro servizio.

 

La Sardegna a Tutto Food   

Foto e testi: © Bruno Atzori

Lo chef Davide Oldani, rinterpreta in chiave Sarda il piatto ufficiale di Expo

Nella splendida cornice del Convento di San Giuseppe a Cagliari, ora rinomato ristorante e spazio per eventi e congressi, ospitati dalla Signora Luisa, si è tenuto uno show cooking condotto da Davide Oldani in occasione dell’evento “Golf & Life Style” organizzato da Donato Ala di Golf Italiano il  6 giugno 2015.

Davide nasce il 1 ottobre del 1967 a Milano. Dopo aver conseguito il diploma dell’istituto alberghiero, inizia la propria carriera con la guida dei più importanti cuochi del mondo: il primo ad accoglierlo è Gualtiero Marchesi, per il quale lavora negli anni in cui Marchesi è già Marchesi, cioè uno dei personaggi più famosi del Bel Paese, e non solo per questioni gastronomiche. In seguito Oldani si sposta a Londra al “Le Gavroche” di Albert Roux, prima di lavorare a Montecarlo per Alain Ducasse al ristorante “Le Louis XV”.

Il giro d’Europa nei piani alti prosegue con una tappa a Parigi, con Pierre Hermè presso “Fauchon”; nel frattempo, il cuoco milanese diventa consulente e Food and Beverage Manager per un gruppo francese, diffondendo la cucina italiana – e in particolare la cucina di Gualtiero Marchesi – in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti e in Giappone.

Davide Oldani, lombardo, chef del suo ristorante D’O a Cornaredo, una stella Michelin, è uno degli Ambassador per Expo Milano 2015.
“Lo zafferano è l’ingrediente che io ho scelto per rappresentare Expo. L’ho scelto perché è un profumo che a me piace molto e soprattutto perché mi ricorda la mia infanzia, con il vecchio risotto giallo o riso alla milanese.
La particolarità dello zafferano che uso, anzitutto, è che viene coltivato da un giovane contadino milanese poco fuori Milano: quindi anche la terra di Milano è riuscita a dare un prodotto veramente eccellente. Questo è l’esempio della fatica del contadino per mantenere intatti i tre pistilli alla base… per farlo ci vuole tanta fatica, tanto lavoro e soprattutto tanta passione.”

Per questo motivo Davide Oldani a accettato la sfida di rinterpretare il piatto ufficiale di Expo “risotto alla zafferano” con le eccellenze delle produzioni sarde, Zafferano e Fregola.

Questi due elementi, utilizzati sapientemente dallo chef, sono stati oggetto dello show cooking.

La ricetta: tostare la fregola in una pentola di acciaio, portare a ebollizione in altra pentola solo acqua e aggiungerla poco alla volta fino alla cottura della fregola, nel corso della cottura aggiustare di sale, zucchero. aggiungere scorza di limone grattugiata al momento e formaggio grattugiato (pecorino). Separatamente preparare della maizena dove saranno aggiunti i pistilli di zafferano, in un contenitore con beccuccio, lasciato a bagnomaria per almeno un’ora.

Dopo aver impiattato aggiungere, come in fotografia, il preparato con lo zafferano.

Oldani ha anche preparato una versione di fregola con erbette di campo e fragoline di bosco. Due piatti davvero fantastici.

Expo 2015 una grande opportunità per far conoscere le eccellenze delle materie prime della sardegna.

Davide Oldani interpreta i sapori di Sardegna

Clicca sulla foto per vedere lo slide show

Foto e testi: Bruno Atzori ©